F Pannuti commenta Livi 19 10 2017 - Fidesetratio

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Livello 5
di Francesca Pannuti
"All'auspicio che l'articolo di Antonio Livi, pubblicato su Lanuovabussolaquotidiana il 17/10/2017, sia ben compreso nella sincera devozione al Papa e nel fervoroso zelo per le anime che manifesta, unisco qui ulteriori articolazioni al tema, trattato nelle ultime righe, del compito della politica. Senza avere la presunzione di essere esaustiva, ritengo che vadano distinti due piani: uno, la laicità dello Stato che contempla il fatto che siano i laici e non i sacerdoti a fare le leggi, a farle rispettare e a giudicare. Questo implica che il clero non deve assolutamente intromettersi in questioni politiche, se si tratta dell'applicazione dei principi morali, come pure va respinta l'ingerenza nelle questioni ecclesiastiche di carattere spirituale. Diverso, invece, è l'ambito che fà riferimento al Regno di Cristo il quale va instaurato anche nel realtà temporali, come i tre poteri dello Stato, secondo quanto afferma Pio XI nella Quas Primas:
«richiedendo la sua regale dignità che la società intera si uniformi ai divini comandamenti e ai principî cristiani, sia nello stabilire le leggi, sia nell'amministrare la giustizia, sia finalmente nell'informare l'animo dei giovani alla santa dottrina e alla santità dei costumi».

Se, infatti, si dichiara qui che il Regno di Cristo è principalmente spirituale, poiché Egli regna nelle anime di coloro che a Lui sottomettono per amore la loro volontà, tuttavia tutta la creazione è chiamata a riconoscere la supremazia della Volontà di Dio, principio di ogni cosa. Pertanto, l'enciclica continua: «sbaglierebbe gravemente chi togliesse a Cristo Uomo il potere su tutte le cose temporali … Non rifiutino, dunque, i capi delle nazioni di prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza all'impero di Cristo insieme coi loro popoli, se vogliono, con l'incolumità del loro potere, l'incremento e il progresso della patria … Se invece gli uomini privatamente e in pubblico avranno riconosciuto la sovrana potestà di Cristo, necessariamente segnalati benefici di giusta libertà, di tranquilla disciplina e di pacifica concordia pervaderanno l'intero consorzio umano … Oh, di quale felicità potremmo godere se gli individui, le famiglie e la società si lasciassero governare da Cristo!».
Ecco da dove derivano la pace, il benessere, la stabilità e il progresso anche materiali! Solo la santità della vita delle persone, governanti compresi, può garantire l'ordine sociale e politico. Il fatto, poi, che adesso la gran parte degli Stati non si dichiarino cristiani non vuol dire che essi non siano chiamati a diventarli.
Per quanto riguarda il primo aspetto e cioè quello della relazione tra i due diversi ordini, quello proprio del potere temporale e quello del potere spirituale, anche il primo deve essere orientato in ultimo all’ambito soprannaturale, così che la Chiesa può e deve guidare anche i laici impegnati nella politica a rispettare i principi della moralità e della vita cristiana. La distinzione degli ordini, come la separazione della tunica inconsutile di Cristo raffigurava, impedisce, tuttavia l'invadenza di un ordine all'interno dell'altro, salvaguardando l'aiuto reciproco, nella distinzione dei ruoli, come i trattati medievali quali il De monarchia di Dante e altri hanno ampiamente delineato. E per ricuperare oggi il vero senso della politica andrebbero ampiamente ripresi. Essa invero ha come obiettivo la realizzazione dell'ordine civile mediante la pratica delle virtù civili, la prima delle quali è la giustizia, che è una virtù donativa, perché assicura che sia dato a ciascuno ciò che gli spetta. Il problema oggi è tornare a capire che cosa spetta a ciascuno.
E va sempre accompagnata dalla clemenza. Dato poi che a Dio spetta più che a tutti gli altri, anche secondo la ragione naturale, che è in grado di riconoscere il Creatore, ogni uomo è chiamato a darGli l'onore che si merita. La pratica delle virtù civili, come abbiamo visto nell'enciclica, va orientata anche alla sfera soprannaturale, per quanto è possibile.
Il secondo aspetto, infatti, contempla che ogni Stato dovrebbe riconoscere, come dice l’enciclica sopra citata, la sovranità di Cristo in ogni ambito. Questo, nel caso particolare in questione, implicherebbe che uno Stato cristiano mettesse a disposizione del condannato a morte un sacerdote cattolico e si impegnasse a tutti costi a fa precedere un giudizio assolutamente irreprensibile, solo, come recita l'aggiunta fatta da Giovanni Paolo II nel Catechismo della Chiesa cattolica, se non ci sono altri mezzi efficaci per proteggere la società. Questi credo che siano i veri problemi. Ci si chiede oggi, infatti, come proteggersi dal terrorismo dilagante. Ma è chiaro che qui usciamo dalla sfera dei principi per entrare in quella della loro applicazione. Per quanto riguarda, invece, il genocidio quotidiano del bambini non nati o in fase di nascita, lì rientriamo nella sfera dei principi morali che impegnano in modo gravissimo i singoli e le nazioni.
Lì tutti, senza eccezione, siamo chiamati ad esercitare giustizia e misericordia verso i piccoli innocenti con la massima urgenza per il bene delle anime e per la salvezza del vivere civile.
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