FALSA TEOLOGIA strumentalizza Papa e Spirito Santo. - Fidesetratio

Vai ai contenuti

Menu principale:

2015
La falsa teologia,
per spingere la Chiesa all’autodistruzione,
strumentalizza il Papa e anche lo Spirito Santo
Professor Monsignor Antonio Livi
Le considerazioni che Vittorio Messori ha pubblicato sul Corriere della Sera sul pontificato di papa Bergoglio, esprimendo con rispetto le perplessità sue e di tanti cattolici, hanno suscitato, come era prevedibile, tante diverse reazioni. Alcuni commentatori le hanno condivise, ma quasi esclusivamente sul web; molti altri, soprattutto dalle colonne della stampa ufficialmente cattolica, le hanno criticate aspramente. Io non entro nel merito di quelle sue valutazioni, che comunque reputo legittime. Si tratta di un giornalista serio, di uno storico documentatissimo e soprattutto di un cattolico di fede sincera e illuminata. Lo conosco personalmente da tanti anni, ho letto tutti i suoi libri, a cominciare dal primo e più celebre, quelle Ipotesi su Gesù che davano troppo spazio a un’interpretazione fideistica di Pascal ma ebbero comunque un’efficacia apologetica notevole. In questi ultimi tempi leggo sempre con interesse e anche con piacere la sua rubrica sul mensile di apologetica Il Timone. Ce ne fossero di giornalisti cattolici così! Peccato, mi sono detto sempre, che non gli fosse stato consentito di continuare a scrivere su Avvenire…Sarebbe stato un bene per il “quotidiano dei cattolici” (e anche per me, che da quel quotidiano sono stato letteralmente messo alla gogna).

 Ma, ripeto, non entro nel merito delle sue considerazioni sul pontificato di papa Bergoglio, perché sono dell’opinione che delle vicende della Chiesa i giornalisti dovrebbero limitarsi all’informazione , che è il loro mestiere e la loro specifica mission, si senza influenzare l’opinione pubblica cattolica con le loro opinioni personali, inevitabilmente parziali, nel senso che riescono a descrivere solo una pare della realtà ecclesiale ed esprimono su di essa solo il punto di vista di una parte del popolo di Dio. Come ho scritto anche sulla Bussola, io preferisco che l’attualità ecclesiale sia trattata e con competenza autenticamente teologica e da un punto di vista esclusivamente pastorale.

Io stesso, preoccupato come sacerdote del disorientamento dottrinale che percepisco tra i fedeli, sono intervenuto più volte sulla “questione Bergoglio invitando i cattolici a disinteressarsi di ciò che è pane quotidiano dei “vaticanisti” (le frasi e i gesti che fanno pensare ad “aperture” o a “chiusure”, le nomine e le destituzioni di alti prelati), interessandosi invece intelligentemente di ciò che è propriamente magistero della Chiesa. Lì, nei documenti del magistero della Chiesa (che è in determinati punti fondamentali immutabile e perenne, in altri procede storicamente con le opportune “riforme nella continuità”) i cattolici, oggi come sempre, trovano la guida sicura della loro coscienza, l’orientamento sicuro per professare e vivere la fede nella loro esistenza quotidiana. Mi sono deciso però a intervenire sull’ormai celebre articolo di Messori, non per approvare o disapprovare quello che ha legittimamente scritto, ma per difenderlo (è doveroso) dagli illegittimi insulti rivoltigli dalla stampa ufficialmente o ufficiosamente cattolica e da vari sedicenti teologi.
Quanto alla stampa cattolica, basterà riportare queste inopportune ed astiose parole di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire: «Ammetto di far fatica a capire perché un uomo con la storia di Messori […] si sia permesso (uso aggettivi messoriani) non solo una “non imprevista” alzata di sopracciglio e di voce, ma un’imprevedibile – per chi ha un po’ di senso ecclesiale – sequela di animosità, malizie e malignità. Considero tali, tanto per esser chiaro, le citazioni parziali, e dunque manipolate, di parole e gesti di Francesco […] Deformazioni cattive e gravi…». 
Mi fanno sorridere queste espressioni, perché sono testualmente le stesse che Tarquinio rivolse contro di me nel 2012 per aver io osato mettere in dubbio l’ortodossia di Enzo Bianchi
Dietro al direttore di Avvenire si sono precipitati a condannare Messori tanti altri “cattolici ufficiali”. Tra questi, Luigi Alici, professore universitario di Filosofia morale, il quale è stato anche presidente dell’Azione Cattolica Italiana al 2005 al 2008. Nel suo durissimo attacco a Messori fa questa curiosa premessa ecclesiologica: «Con Benedetto (soprattutto con la sua rinuncia, non dimentichiamolo) è iniziata un’opera provvidenziale di desacralizzazione della figura del papa, che Francesco sta continuando in modo straordinario». 

Dunque, desacralizzare il Papa sarebbe una cosa buona e giusta secondo il professor Alici, che poi aggiunge: «Ben diverso, invece, è il tentativo sistematico di screditare la persona chiamata a guidare la Chiesa, messo in atto da scrittorie giornalisti, che ritengono di avere il copyright della fede come hanno il copyright dei propri articoli, pretendendo di vedere – nonostante qualche trave… – la pagliuzza nell’occhio del papa. Una cosa è la (giusta) desacralizzazione della figura del papa, una cosa del tutto diversa è la (illegittima) delegittimazione di un pontefice rispetto a un altro». A questo illogico discorso del filosofo che si improvvisa teologo dimenticando che la logica è necessaria sia in filosofia che in teologia, replica su Libertà e Persona del 1° gennaio Antonio Righi: «Alici si rende conto delle tortuose contraddizioni in cui cade? Contrappone evidentemente Francesco (bravo), a Benedetto (bravo, perché ha lasciato), ma fa una reprimenda durissima a Messori (accusato, ingiustamente, di “tentativo sistematico di screditare”); esalta la desacralizzazione (che bisogna poi vedere cosa significa: forse che il predecessore si sacralizzava eccessivamente?), ma non accetta che essa comporti anche qualche velata e rispettosa obiezione». Insomma, certi cattolici divenuti adesso “papolatri” plaudono alla “desacralizzazione” della figura del Papa (il che implicherebbe la negazione del carisma soprannaturale di cui è stato dotato da Cristo stesso perché sia suo Vicario in terra e Pastore di tutta la sua Chiesa) per poi idolatrare un papa che secondo loro avrebbe aderito all’ideologia riformista! Così il papa desacralizzato viene trattato come un qualsiasi leader politico che si è imposto alle masse per il suo “carisma” (termine propriamente teologico che la secolarizzazione contemporanea utilizza per elaborare le sue teorie di psicologia sociale).

Quanto ai presunti teologi, mi limito qui a citare l’ex francescano brasiliano Leonardo Boff. Di lui si deve ricordare – per capire da quale pulpito dove viene la predica – che, dopo la condanna della “teologia della liberazione” ai tempi di san Giovanni Paolo II, lui, a differenza del fratello Clodovis, ha prima dichiarato di avere abbandonato il cattolicesimo, poi il cristianesimo (facendosi ritualmente "sbattezzare" e ribattezzare con la sabbia di una spiaggia brasiliana), poi l'idea di una morale (vive con la compagna Marcia, ma non l'ha mai sposata perché è contrario al matrimonio) e infine anche la stessa religione, sostituita da una vaga spiritualità tra paganesimo e New Age. Nella sua critica a Messori si ritrovano tutte le sciocchezze che gli ideologi della “teologia della liberazione” hanno scritto negli ultimi decenni sul messaggio del Vangelo e sull’azione della Chiesa nel mondo. Boff accusa Messori di «ignoranza teologica», in quanto disconoscerebbe il ruolo dello “Spirito”, che “soffia dove vuole” e ora, secondo Boff, soffia a favore della riforma della Chiesa cattolica, la quale, con papa Bergoglio, ha finalmente cominciato a “imparare dagli altri”, cioè dai protestanti, dagli islamici, dai buddisti e perfino dagli atei. A questo proposito Boff, sentendosi difensore d’ufficio dello Spirito Santo, arriva a scrivere: «Significa essere blasfemi contro lo Spirito Santo pensare che gli altri hanno pensato solo in modo sbagliato. Per questo è sommamente importante una Chiesa aperta come la vuole Francesco di Roma. Bisogna che sia aperta alle irruzioni dello Spirito chiamato da alcuni teologi “la fantasia di Dio”, a motivo della sua creatività e novità, nelle società, nel mondo, nella storia dei popoli, negli individui, nelle Chiese e anche nella Chiesa Cattolica», la quale, prima di Francesco, sarebbe stata troppo legata a Cristo, troppo “cristocentrica”. Infatti, secondo Boff, che quando gli interessa si atteggia ad amante della dottrina (la sua), Vittorio Messori «incorre nell’errore teologico del cristomonismo, cioè, solo Cristo conta. Non c’è propriamente un posto per lo Spirito Santo. Tutto nella Chiesa si risolve con il solo Cristo, cosa che il Gesù dei Vangeli esattamente non vuole». Poi Boff, tornando a vestire i panni più consueti dell’antidogmatico, aggiunge: «Senza lo Spirito Santo la Chiesa diventa un’istituzione pesante, noiosa, senza creatività e, ad un certo punto, non ha niente da dire al mondo che non siano sempre dottrine sopra dottrine, senza suscitare speranza e gioia di vivere». Il povero Messori sarebbe poco ferrato anche in sociologia religiosa, non avendo ancora capito che l’America Latina è il vero centro della Chiesa cattolica di oggi, anche se il numero dei latinoamericani che si dichiarano cattolici va diminuendo per effetto del proselitismo capillare delle sette protestanti (forse proprio per questo Boff ritiene l’America Latina all’avanguardia). Il cristianesimo e la teologia avrebbero fatto grandi passi avanti in America Latina (in Brasile che è la patria di Leonardo Boff, in Perù che è la patria di Gustavo Gutiérrez, e in Argentina che è la patria di Jorge Mario Bergoglio) per il fatto di aver dato ascolto allo “Spirito”, grazie anche alla cultura autoctona (precolombiana) che avrebbe liberato la Chiesa dall’astrattezza dottrinale della teologia europea, di quella tedesca in particolare (il bersaglio polemico è Benedetto XVI, ricordato con affetto da Messori), sapendo interpretare il Vangelo in sintonia con le istanze di liberazione delle masse popolari. Sia detto tra parentesi, perché non è molto importante in questa sede, il mito della teologia latino-americana autoctona è subito smentito, involontariamente, da Boff stesso quando cita come sola autorità teologica il suo maestro Johan Baptist Metz, iniziatore in Germania di quella “teologia politica” dalla quale derivano i teologi della liberazione sudamericani, formatisi tutti in Belgio, Francia e Germania, a cominciare dal peruviano Gustavo Gutiérrez. E non è centro-europeo, anzi proprio tedesco, Karl Marx, l’ispiratore primo della “teologia della liberazione”?
Ma questa, dicevo, è solo una parentesi sarcastica. Il discorso serio è quello teologico, innanzitutto perché è l’approccio teologico l’unico che mi interessa quando di parla di attualità ecclesiale e di possibili cambiamenti della dottrina della Chiesa, e poi perché l’argomento principale del discorso di Boff è appunto la “voce dello Spirito”, che papa Bergoglio avrebbe ascoltato docilmente mentre i suoi predecessori, in particolare Benedetto XVI, avrebbero ignorato, chiusi come erano nel “cristocentrismo”, che per Boff significa dogmatismo, giuridicismo, tradizionalismo, centralismo vaticano. Ora io mi domando: che senso ha (teologicamente parlando) arrogarsi l’esclusività nell’interpretazione di «ciò che lo Spirito dice alle chiese», come si legge nell’Apocalisse? E ancora: che senso ha (sempre teologicamente parlando) opporre alla dottrina dogmatica e morale della Chiesa la propria interpretazione dei disegni dello Spirito Santo? Discorsi del genere sono comprensibili, anche se illogici, in bocca a eretici e scismatici, e ancora di più in bocca ai propagandisti di una delle tante sette che hanno invaso l’Occidente cristiano, vagamente imparentate con il cristianesimo o direttamente ispirate al buddismo; ma on sono discorsi di chi ora vorrebbe passare per teologo. La norma fondamentale di un discorso autenticamente teologico, come ho spiegato chiaramente nel mio trattato su Vera e falsa teologia (Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2012) è l’intenzione sincera di illustrare razionalmente la verità rivelata da Dio in Cristo Gesù, il quale ha affidato l’interpretazione autentica del suo Vangelo alla sua Chiesa, cioè agli Apostoli e ai loro legittimi successori, che sono i vescovi in comunione con il Papa, il quale gode anche individualmente del carisma dell’infallibilità. In termini pratici, ciò vuol dire che uno come Boff, che disprezza i dogmi e attribuisce a sé quell’infallibilità che non riconosce al magistero della Chiesa, non parla da teologo. 

Lui e tutti gli altri falsi teologi che “pontificano” ai nostri giorni con il sostegno della stampa ufficialmente cattolica o addirittura delle autorità ecclesiastiche, non meritano in alcun modo l’autorità che compete a un teologo nella Chiesa cattolica: vanno considerati come falsi profeti e cattivi maestri. Sono qualifiche che ho dovuto applicare varie volte ai discorsi pseudo-teologici di Vito Mancuso e di Enzo Bianchi, e purtroppo anche a proposito di taluni pronunciamenti dottrinali di Bruno Forte e di Gianfranco Ravasi, i quali occupano posti di rilevo nella gerarchia ecclesiastica. Chi vuol dare retta alle loro teorie, sappia almeno che lo fa a suo rischio e pericolo (dell’anima, s’intende); io ho avvertito tutti quelli che ho potuto.
Per terminare con Boff. Che cosa sa un cristiano dello Spirito Santo, che come Dio è assolutamente trascendente? La sua Persona, in seno alla “Trinità immanente”, è particolarmente inaccessibile alla conoscenza umana, tanto che Egli viene chiamato “il Dio sconosciuto”, e anche la sua azione nel mondo (la cosiddetta “Trinità economica”) è del tutto invisibile, se non per rivelazione pubblica. Ma la rivelazione pubblica è quella del Figlio di Dio, il Verbo Incarnato, l’Emmanuele, il “Dio-con-noi”. Quello che possiamo sapere dei misteri di Dio è solo quello che Cristo ci ha rivelato. Come si fa a contrapporre le proprie (pretese) conoscenze dell’azione dello Spirito a quello che dello Spirito medesimo ci ha rivelato Cristo? E Cristo ci ha rivelato che lo Spirito Santo ci è stato inviato da Lui stesso e dal Padre, il giorno della Pentecoste, per rendere efficace in tutto il mondo, per tuto il tempo della storia, l’azione salvifica della Chiesa di Cristo, mediante annuncio del Vangelo e la grazia dei sacramenti. Questo è quello che sappiamo dello Spirito Santo, e quindi solo questo si può dire teologicamente, cioè seriamente, con la pretesa di essere ascoltati dai credenti.

 Il vero teologo spiega e applica al suo tempo e alla gente cui si rivolge la verità contenuta nella rivelazione pubblica, cioè nella dottrina della Chiesa. Il vero teologo non pretende, come fanno gli gnostici, di sapere di più di quanto possa sapere, dei misteri di Dio, un qualunque fedele, una persona che in qualsiasi tempo abbia accolto con fede sincera la rivelazione divina. Il vero teologo, soprattutto, non spaccia per verità divina quelle che sono le sue personali e arbitrarie congetture, quale che sia la sincerità con cui queste vengono propinate al popolo (qualora mentissero sapendo di mentire, i falsi profeti non sarebbero solo degli illusi ma proprio dei “seduttori”, come l’Anticristo del quale parla la Scrittura).
Quanto all’assurda e blasfema teoria del “cristomonismo”, basterà rileggere questo brano della Scrittura, che è davvero Parola di Dio: «In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!
Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”. Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio» (Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni, 1, 29-34).


Torna ai contenuti | Torna al menu