La pubblicazione in AAS, velut Magisterium authenticum, 14 7 18 - Fidesetratio

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2018 > LETTERE DEI LETTORI DAL 2018
Dr. Maurizio Ragazzi
 
Sam 14/07/2018, 15:36
 
Reverendissimo Monsignore,
 
ho appena letto e, come sempre, molto apprezzato il Suo scritto sui criteri per una corretta ermeneutica dei documenti del Magistero (pp. 7-24 del quaderno Teologia e Magistero, oggi).
 
La pubblicazione in AAS, velut Magisterium authenticum, dei Criterios basicos dei vescovi della zona di Buenos Aires e della lettera del Papa, costituisce quella dissipazione delle ambiguita' che consentivano due possibili interpretazioni contrarie? Siamo sempre in presenza di una proposizione che, non avendo forma dogmatica, non puo' essere considerata in contraddizione con il dogma? Ma, se il dogma e' che i divorziati risposati con vita maritale non possono ricevere l'Eucarestia, non e' tale dogma contraddetto dalla possibilita' stessa di accesso all'Eucaresta, espressamente confermata, velut Magisterium authenticum, con la pubblicazione in AAS?    
 
Non intendo certo farLe perdere del tempo. Se ha gia' pubblicato un articolo sulla rilevanza o irrilevanza della pubblicazione in AAS, La prego di farmelo sapere, ammesso che la mia richiesta non Le causi eccessivo incomodo.
 
Grazie e buona domenica!
 
==========================  risposta di MONSIGNOR ANOTONIO LIVI
 

 

 
Caro dottor Ragazzi,
 
è un piacere per lo spirito leggere le sue mail.
 
In  parte ho risposto a queste sue legittime e intelligenti questioni scrivendo su La Nuova Bussola Quotidiana (www.lanuovabq.it)
 
e soprattutto nel mio sito (www.fidesetratio.it).
 
Ma quello che pochi, intelligenti e in buona fede come Lei, possono comprendere è questo:
 
 
il fatto che un documento episcopale abbia interpretato un passaggio volutamente ambiguo della AL secondo le recondite intenzioni del Papa, e che questa interpretazione sia stata etichettata dal Papa come "magistero autentico" non basta perché la materia trattata possa essere considerata effettivamente "magistero autentico", visto che detta materia è solo una prassi pastorale che fa passare i giudizio ordinario della Chiesa sulla condizione di peccato mortale dei divorziati a un giudizio straordinario di cui sono resi responsabili i singoli vescovi e confessori "in foro inerno".
 
Ora, questa prassi presuppone certamente una negazione "de facto" dell'assolutezza della norma morale basata sul dogma sacramentale (Matrimonio ed Eucaristia), ma non costituisce una negazione  "de iure" della dottrina dogmatica, ragione per cui è da considerare una rinuncia  al dovere che ha il Magistero di insegnare sempre chiaramente ciò che attiene al dogma e alla  morale.
 
Essendo quindi questa l'effettiva "materia" del pronunciamento, la "forma" che il Papa le ha voluto dare di "magistero autentico" risulta priva di valore teologico-giuridico.



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