tornielli attacca Livi 4 1 2018 - Fidesetratio

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Tornielli e la tragicomica smania di piacere e chi comanda.
di Corrado Ruini

Il giornalista Andrea Tornielli ha pubblicato sul quotidiano La Stampa di Torino un articolo che meriterebbe indubbiamente un solenne encomio per l’eccellenza assoluta raggiunta nella sempre più influente categoria dei “giornalisti asserviti al potere dominante”.
In questo caso si tratta del potere politico-ecclesiastico del vescovo di Roma, al quale lo scrivano riserva sempre una idolatrica ammirazione, denunciando come “nemici del Papa” tutti coloro che non fanno altrettanto.

Cosa che notoriamente l’argentino attualmente situato al soglio pontificio sembra gradire in modo particolare, specie se i suoi “difensori” si accaniscono su quei pochi teologi, come Antonio Livi, che ancora hanno l’ardire di esporre critiche rispettose e argomentate sui contenuti teologici - non tanto pastorali quanto dogmatici - dei discorsi e degli atti di papa Francesco.

Si tratta, insisto, di critiche assolutamente legittime (stando alle leggi canoniche vigenti, che non obbligano al pubblico applauso al papa regnante per ogni suo gesto, e nemmeno obbligano ad assentire con fede a pronunciamenti che sembrano contrari alla fede già definita); sempre equilibrate, la cui  giustificazione scientifica (non ideologica) è stata esposta già da alcuni anni in densi volumi teologici e in riviste specializzate; anche quando sono esposte al pubblico più vasto, come è avvenuto ultimamente, sono rese comprensibili a tutti nei loro termini essenziali  e sono giustificate con argomentazioni chiare precise dettagliate.

Non sarebbe necessario ricordare a Tornielli (che lo sa benissimo) che gli interventi dottrinali di monsignor Livi (accademico pontifico, già decano della facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense, fondatore e presidente della International Science and Commonsense Association) si avvalgono sempre di un bagaglio di vaste competenze pastorali (è sacerdote da 55 anni, è stato direttore spirituale di vari seminari, tra i quali i Seminario Romano Maggiore) e di diretto servizio alla Santa Sede, la quale ha sempre riconosciuto  la sua assoluta fedeltà alla Chiesa e la sua generosa dedizione alla cura pastorale dei fedeli, soprattutto attraverso l’amministrazione del sacramento della Misericordia.

Anche le sue recenti pubblicazioni sui problemi di fede che inquietano il Popolo di Dio sono ispirate soltanto dalla responsabilità pastorale e sono del tutto coerenti con una storia personale di fedeltà alle direttive del Papa (Livi ha conosciuto, prima di Francesco, Pio XII, Giovanni XXIII,  Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI) e di disinteressato servizio a tanti Pastori delle Chiese particolari (Milano, Latina, Genova, Prato, Benevento, Como, Alatri, Porto e Santa Rufina, Napoli, Palermo).  

Tornielli, scrivendo sul giornale della Massoneria italiana (dove da sempre scrive anche Enzo Bianchi, che giustamente Livi ha severamente criticato quando criticava Giovanni Paolo II), in due successive occasioni attacca Livi con un mix di superficiale categorizzazione e di bislacca interpretazione.  
Per compiacere Francesco, afferma che Livi e i suoi discepoli criticano non solo l’attuale papa ma anche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.  
Livi parla di «teologi al potere» e Tornielli dice che parla di papi eretici. Scrive testualmente Tornielli: «Si cerca di isolare Papa Francesco opponendolo ai suoi predecessori, ma questi suoi avversari sono anche gli avversari dei suoi predecessori».

Così Tornielli riesce in un sol colpo a dire due macroscopiche bugie. La prima bugia è che si cercherebbe di «isolare Papa Francesco» (bugia francamente inverosimile, perché nessuno potrebbe nemmeno pensare di oscurare l’appeal di un personaggio che ha tutti dalla sua parte: i massmedia, il potere politico, l’establishment ecclesiastico e il popolino medio).

La seconda bugia è che si vorrebbe opporre papa Bergoglio ai suoi due predecessori (papa Ratzinger e papa Wojtyla) proprio sul modo di recepire o combattere le istanza neo-modernistiche, quando invece quello che Livi va sostenendo da sempre è che nessun papa del Concilio e del dopo-Concilio ha decisamente combattuto nei fatti l’egemonia dei teologi neo-modernisti, anzi l’ha favorita con tante nomine episcopali, cardinalizie e curiali.
Nessun papa è stato personalmente eretico – questo Livi lo ribadisce a ogni passo – ma, ciò nonostante, ha adottato una prassi di governo che non ha ostacolato affatto la progressiva conquista del potere ecclesiastico (nelle cattedre universitarie, nei seminari diocesani, nelle sedi episcopali, nei dicasteri della Curia Romana) da parte dei teologi di orientamento modernistico.

A riprova di questi fatti, Livi cita, a proposito di papa Wojtyla (autore dell’enciclica più antimodernistica dei nostri tempi, la Fides et ratio), l’encomio pubblico da lui fatto al gesuita Karl Rahner per il suo compleanno, così come tanti altri provvedimenti: la nomina del gesuita Carlo Maria Martini (già rettore del Pontifico Istituto Biblico di Roma) come arcivescovo di Milano, la promozione ai più alti uffici di Curia di esponenti di punta del modernismo come Gianfranco Ravasi e di Walter Kasper, la nomina cardinalizia di Hans- Urs von Balthasar e di Henri de Lubac...
Questi sono i fatti ai quali Livi allude, e qui non c’è contestazione possibile, perché è cronaca (pane quotidiano di un cronista come Tornielli). Poi Livi aggiunge delle considerazioni sue (queste, sì, opinabili e quindi discutibili) sulla convenienza pastorale di questo comportamento permissivo nei confronti dell’eresia, più o meno chiaramente espressa.  

Tornielli e gli altri che con lui hanno gridato allo scandalo per queste valutazioni pastorali, lo hanno fatto perché pensano che la teologia modernista sia la vera teologia per il nostro tempo, e che ha fatto benissimo il Vaticano II ad assecondarla, così come hanno fatto bene i papi successivi a darle sempre più spazio nella Chiesa, fino a farne quasi la sua dottrina ufficiale.
Appare allora chiaro che la polemica contro Livi è puramente ideologica e non tiene in alcun conto la verità della fede cattolica e la funzione ecclesiale del Magistero. Se l’opinione di Livi (assolutamente legittima in sé, e confortata da consenso di molti cardinali, vescovi e teologi) non viene accettata, nemmeno come piattaforma di dialogo, è perché è ritenuta un’eresia da chi considera l’ideologia del modernismo come l’unica vera fede, come «un Super-dogma» (così lo definì una volta Benedetto XVI)…

Tornielli sa bene tutte queste cose avendo letto Livi (non solo l’intervento sul blog di Magister ma anche il successivo tentativo di smentire e calunnie pubblicato sulla Stampa), e avendo anche scritto per anni sul Timone, dove insieme a Livi faceva sana e valida apologetica.
Dopo il 13 marzo 2013, Tornielli e molti altri, fiutato il cambio del vento, sono diventati ultrapapisti, contraddicendo quello che sostenevano appassionatamente pochi anni prima.

Il fatto che Tornielli senta il bisogno di sostenere le ragioni dell’eresia solo oggi che ha raggiunto ricchezza e autorevolezza, proprio come uno dei principali lodatori del papa rivoluzionario, suscita tristezza ed ilarità al contempo.
Tristezza nel vedere come attacca ingiustamente un uomo umile e coraggioso, un esempio di fede e di scienza come monsignor Livi. Ilarità nel nel vedere com’è ridicolo a voler ridurre al silenzio una persona che oggi è ai margini, privo di potere e di mezzi, che non può certamente contrastare il dominio assoluto degli ideologi di questa «Chiesa di Bergoglio» che piace così tanto al mondo secolarizzato, ateo e corrotto.

La smetta Tornielli di mobilitare le truppe d’assalto contro... una zanzara! Si renda conto che ora, con il nuovo governo della Chiesa così in sintonia con il nuovo governo mondiale, non vi è più alcuna necessità di criticare (istericamente) quei pochi che che ancora hanno il coraggio di criticare (rispettosamente) ciò che non sembra edificare il Popolo di Dio nella vita di fede, di speranza e di carità.
Le loro flebili voci non impediranno certamente che Tornielli e gli altri, in tutto il mondo, continuino a edificare un monumento di prematura glorificazione del Capo che ha riportato nella Chiesa quel «culto della personalità» che era stato ripudiato, dopo Stalin, persino dai dirigenti dell’Unione Sovietica.
Corrado Ruini
Unione Apostolica fides et ratio
www.Fidesetratio.it

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