Troppo comodo non prendere posizione di Corrado Gnerre - Fidesetratio

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2015
«Troppo comodo non prendere posizione...»
di Corrado Gnerre

Non molto tempo fa ho avuto l’onore di parlare, in un incontro pubblico, a fianco dell’arcivescovo di Boiano-Campobasso, monsignor Giancarlo Maria Bregantini. Si trattava della presentazione di un libro su Gustav Thibon, curato dall’amico, nonché pellegrino de Il Cammino dei Tre Sentieri, Nicola Tomasso. In quell’occasione ebbi modo di apprezzare non solo le doti umane, ma anche la profondità e soprattutto il desiderio di approfondire alcune tematiche da parte del Monsignore. Non mi sono, pertanto, meravigliato, anzi, della sua partecipazione al Family Day di sabato scorso, e soprattutto di ciò che ha detto in un’intervista rilasciata a Il Giornale, allorquando alla domanda del perché i vescovi di fatto non erano presenti alla manifestazione, questi ha risposto concludendo: «Troppo comodo non prendere posizione». Chi mi conosce sa che, oltre a presiedere la Confederazione Civiltà Cristiana, guido Il Cammino dei Tre Sentieri e che per questo Cammino curo la “Borraccia” quotidiana, che è un metodo di meditazione.
Ebbene nella “Borraccia” del 1° febbraio ho utilizzato come “acqua”, cioè come frase su cui meditare, delle parole di sant’Ignazio di Antiochia martire (35 circa-107), che dicono: «Coloro che corrompono le famiglie non erediteranno il Regno di Dio» (Lettera agli Efesini). Ho fatto due riflessioni che voglio ulteriormente sviluppare con questo mio intervento. La prima. Sant’Ignazio di Antiochia parla chiaro: chi minaccia la famiglia non erediterà il Regno di Dio, cioè (è bene dirlo chiaramente) andrà all’Inferno. Mi sono chiesto e mi chiedo: oggi si è capaci di tale chiarezza? E' evidente che la responsabilità a riguardo sia diversa dall'autorità che si riveste e dalla vocazione che si ricopre, ma oggi si ha il coraggio di parlare così? Una chiarezza che ci è imposta dallo stesso Gesù: «Il vostro parlare sia sì-sì, no-no, il resto viene dal maligno» (Vangelo secondo Matteo, 5). La seconda riflessione. Cosa significa minacciare la famiglia? Non dobbiamo credere che minacciare la famiglia significhi solo attaccarla. Minacciare la famiglia è anche non difenderla adeguatamente. In merito alla non-difesa ci sono due atteggiamenti possibili: pensare che la difesa implichi qualcosa che non sia giusto e pensare che la difesa non spetti a tutti.

In questi giorni esplicitamente (molto più implicitamente) autorevoli cattolici hanno affermato che manifestare a favore della famiglia naturale e contro il ddl "Cirinnà" avrebbe significato e significhi andare contro qualcosa e anche contro qualcuno. Lo hanno fatto capire non pochi vescovi e alcuni movimenti (Focolarini, Comunione e Liberazione almeno nel suo vertice, l’Azione Cattolica…). E cosa c'è di male? Andare in questo caso "contro" non solo è moralmente possibile, ma anche moralmente doveroso. Il cristiano è segno di "contraddizione". Il vecchio Simeone lo disse chiaramente vedendo il Bambino Gesù (cfr Vangelo secondo Luca, 2). Ma attenzione, perché su questo punto si è persa molto chiarezza. L’andare contro qualcosa, bene o male, alcuni lo capiscono. Non ci si rende però conto che il cristiano è chiamato anche a combattere contro qualcuno. E’ evidente che l’errante va sempre amato e sempre il cristiano lo deve affidare alla misericordia di Dio, pregando per la di lui conversione e salvezza, ma ciò non vuol dire non combatterlo, perché l’errore non esiste mai in astratto, ma sempre voluto, sostenuto, portato avanti da qualcuno. Il Cattolicesimo è “scuola di realismo” e non spicciola o sentimentale astrazione.
E infatti mi chiedo e vi chiedo: chi si sentirebbe di affidare un mandato politico a colui che si fa sostenitore di leggi contro l’ordine naturale? Spero nessuno. Ebbene, non è questo anche essere contro qualcuno? Che poi questo qualcuno possa un giorno cambiare le sue idee, la sua politica, e quindi la condizione della sua anima, è un altro discorso. Che ovviamente va sperato ed auspicato.
Ma veniamo al pensare che la difesa della famiglia non spetti a tutti. In questi giorni si è detto da parte delle gerarchie che la difesa pubblica della famiglia spetti al laicato. E' vero. Ma non si è precisato che spetta "soprattutto" al laicato ma non “unicamente” ad esso. Ciò non vuol dire che i pastori possano sfilarsi dalla lotta. Ecco il buon senso delle parole di monsignor Bregantini che abbiamo già ricordato: "Troppo comodo non prendere posizione in questi casi..." Se il pastore deve "odorare" delle sue pecore, deve sempre stare in mezzo alle pecore, non solo quando fanno battaglie che il mondo plaude, ma anche quando fanno battaglie che il mondo non desidera.
Troppo comodo fare i pastori quando le pecore pascolano serenamente sul prato. Si è pastori sempre, anzi soprattutto quando le pecore sono minacciate da lupi sanguinari… e anche quando all’odore delle pecore si unisce quello del sangue di chi viene sbranato dalle fauci delle belve.

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