Un lettore ci scrive 10 ago 2017 - Fidesetratio

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Lettera del dott Carlo Veturi, un laico, professionista e coniugato, a commento dell’intervento di monsignor Livi su “La Nuova Bussola Quotidiana” del  7 agosto 2017.
Caro prof. Livi,
nella sua lettera lei raccomanda una resistenza attiva ad ogni cattolico che non si adegui all’ondata “eretica” oggi al potere nella Chiesa. Allo stesso tempo con grande prudenza ricorda che i documenti del Vaticano II e le altre dichiarazioni del Magistero e molti atti post conciliari devono essere interpretati secondo la Tradizione, nonché un invito a non spingersi oltre nel contrastare questo deragliamento della Chiesa di oggi. Tutto ciò è condivisibile ed evidenzia l’amore per la Chiesa di Gesù. Tuttavia debbo umilmente osservare:
1. La difficoltà di “resistere” all’eresia al potere e allo stesso tempo di  praticare qualche forma di attiva contrapposizione;
2. La difficoltà di parlare apertamente a favore del dogma non avendo l’autorità che spetta al Magistero ordinario (oggi largamente rappresentato da “eretici al potere”);
3. Necessità di interpretare gli insegnamenti del Vaticano II alla luce della Tradizione (ma gli insegnamenti per essere tali non dovrebbero essere interpretati e se devono essere interpretati forse non sono insegnamenti);
4. La riforma liturgica ha colpito nel cuore, in maniera continua e silenziosa, la fede dei fedeli. Come resistervi? Cercando altri preti e altre messe? Sa meglio di me che spesso non c’è altro che “passa il convento”;
5. La pratica della Confessione è sparita e con essa la coscienza del peccato e la conseguenza più grave è il continuo sacrilego accostamento alla Santa Comunione;
6. E potrei continuare, ma sono cose che lei conosce meglio di me.
Ora la sua proposta (o meglio il suo invito) mi sembra porsi su un piano “culturale”. E’ importante, ma forse non sufficiente (al sacerdote o Vescovo che hanno perso la fede o che hanno confusione circa le verità della fede non interessa il dialogo - questo lo praticano con “gli altri” - essi vanno avanti per la loro strada guardando a noi come vecchi retrogradi di una Chiesa che non c’è più). Come ai tempi dell’arianesimo la fede intrepida di pochi alla fine prevalse (ma con morti e feriti, e comunque con il Papa che sosteneva la vera Fede), anche per questa crisi il Signore non mancherà di salvare la Sua Chiesa. Questo è l’ottimismo che deve guidarci e che deve spronarci a pregare “Signore vieni presto in mio aiuto”.
Penso che un altro tipo di resistenza attiva molto efficace sarebbe quella di invitare i sacerdoti e i Vescovi che non hanno perso la Fede a intensificare la pratica ministeriale di sempre come, per esemplificare:
1. Predicare il Vangelo senza ricerca di applausi;
2. Dedicarsi al confessionale;
3. Selezionare nelle diocesi insegnanti di religione preparati e ortodossi e rimuovendo quelli impreparati o che danno scandalo;
4. Praticare l’Adorazione Eucaristica spogliandola da troppi sentimentalismi;
5. Celebrare la S. Messa in maniera solenne evitando le concelebrazioni (per ricordare che Uno è il Sacrificio anche con cento celebranti);
6. Accentuare la devozione per la Madonna (lo spartiacque con la teologia luterana)
7. Meditazione comunitaria dei Quattro Novissimi;
8. …
Da qualche anno a questa parte sento forte il pericolo che incombe su un cattolico, che incombe anzitutto su di me: dovermi trovare in una situazione in cui per salvare la verità della Fede mi trovi costretto a negare l’autorità del Papa (che nel mio umile bagaglio dottrinale faceva parte di quella Fede). Che Dio ci scampi (e mi scampi) da questa prova!
La ringrazio per la sua testimonianza.
In Cristo
Subiaco, 9 agosto 2017 -festa di Santa TERESA BENEDETTA DELLA CROCE EDITH STEIN Vergine e martire-
Carlo Veturi
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Risposta di monsignor Livi:
Carissimo dottor Veturi,
La ringrazio della bella, sincera e costruttiva lettera che mi ha inviato. Le risponderò con calma appena potrò. Ma intanto La prego di leggere attentamente quello che ho scritto nel libro Teologia e Magistero, oggi. Sono temi complessi, che si possono ridurre a soluzioni chiare e semplici solo con una riflessione pacata, ossia dopo aver dipanato la matassa, fatta di oggettive difficoltà di comprensione degli eventi, e fatta anche di complicazioni che vengono dai sofismi di chi distrugge la vera fede.
Io non butto tutto sul "culturale": sono un sacerdote in cura d'anime da sempre (54 anni) e mi dedico soprattutto alla direzione spirituale personale, anche per corrispondenza (come Sua moglie ha visto).
Ognuno deva fare la sua parte: io la faccio come sacerdote, nel privato, ma anche come teologo, nel pubblico dibattito, servendomi del rigore della logica, senza la quale non si può mai distinguere l'errore dalla verità. Oggi, festa di santa Edith Stein, mi raccomando a lei, che è stata capace di mettere la verità di Cristo al di sopra dell'appartenenza al popolo ebraico e al di sopra della sua scuola filosofica: una filosofa e una mistica piena di fede fino al martirio e sulla quale ho pubblicato un fondamentale lavoro critico di Cornelio Fabro (Edith Stein. Tra Husserl e Tommaso d'Aquino, Leonardo da Vinci). Lei, caro dottor Veturi,  certamente farà pure la sua parte, arrivando dove può arrivare con laici e sacerdoti: e dove non può arrivare, faccia come faccio io, che ripeto le parole di Gesù in Croce: "Signore, nelle tue mani affido il mio spirito". Tutto è incerto nella nostra vita, meno una cosa: l'amore di Dio per ciascuno di noi e la possibilità di conoscere nella sua essenzialità la verità rivelata (sta nel Catechismo della Chiesa Cattolica) e con essa di salvarci l'anima, ognuno assieme ai suoi cari.
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Replica di Carlo V.
Buongiorno prof. Livi,
la ringrazio della risposta e mi scuso per un fraintendimento dovuto a quanto le ho scritto. Non ho avuto mai alcun dubbio che lei si limitasse a buttarla sul culturale, conosco non solo i suoi libri ma anche il suo impegno di sacerdote. I suoi articoli sono letti anche da sacerdoti  e vescovi e a questi, in qualche modo, sollecitavo indirettamente a resistere attraverso l’azione ordinaria di un sacerdote o vescovo. Purtroppo nelle nostre parrocchie prevale lo scadimento liturgico che oblia il sacro per una liturgia sciatta e personalistica (dove il sacerdote fa lo showman). E noi siamo anche fortunati perché abbiamo la Messa nei monasteri benedettini dove si canta ancora il gregoriano.
Rispetto al “culturale”, ribadisco che anche per me il primato sta nel sapere e poi nell’agire, quindi sono sacrosante le sue lettere e la incredibile e generosa presenza nei media dei cattolici che difendono la sana dottrina. Non mancherò di leggere anche il suo libro Teologia e Magistero, oggi.
Che Dio la benedica.
CV

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